OFFERTISSIMA: STUDENTI IN SCATOLA!


Auguri e figli maschi. Speriamo che sia femmina. Chi non ha figli non sa cosa sia amore. I figli sono frecce del nostro arco. I figli sono come gli aquiloni. I figli so’ pezzi ‘e core. I figli sono un dono di Dio. La vera ricchezza sono i figli. Stando ai proverbi, i paesi poveri, che hanno alti indici di natalità, sarebbero i più ricchi, mentre l’Occidente, immerso in un gelido inverno demografico, non sarebbe più nelle grazie divine. Ma si sa, i modi di dire sono sempre contraddittori. In ogni caso, possiamo convenire almeno sul fatto che i figli, cioè i giovani, sono il futuro. Già, ma come questa società tratta questi figli e questi giovani così amati a parole? Come sorride al suo e al loro futuro? Ecco:

Questa immagine rappresenta una parte dell’edilizia scolastica di Borgomanero nell’anno 2024. Sia ben chiaro che non ci troviamo davanti a un’eccezione. Nel capoluogo, ci sono stati i crolli all’interno dell’Omar. Poi, una volta scoperchiato, si è “scoperto” che il Casorati invece di nascondere preziose testimonianze d’arte, come si converrebbe, cela invece una discarica di manufatti d’amianto i cui effluvi hanno aleggiato per decenni sulle teste degli studenti, del personale scolastico e dei vicini. Secondo i dati raccolti da Cittadinanzattiva, nell’anno compreso tra settembre 2023 e settembre 2024, si sono verificati 69 crolli in edifici scolastici di cui 28 nelle regioni del Sud e nelle Isole, il 40,5% al Nord e il 19% al Centro. Più della metà delle scuole non ha il certificato di agibilità né quello di prevenzione incendi, mentre il 41,50%. In un paese per natura sismico, non ha provveduto al collaudo statico. Come può essere che di fronte a un amore per i figli, conclamato, così nobile, così intenso, così grande, corrisponda una realtà così miserevole?

Sous les toits du Casorati

La spiegazione è, oltre che nell’ipocrisia, nell’incuria e nella negligenza con cui amministrazioni e governi di diversa composizione si sono alternati negli ultimi decenni. Così a Borgomanero una parte degli studenti rimane in edifici in muratura, che comunque richiederebbero un’adeguata manutenzione e una urgente riqualificazione, un’altra parte finisce in un prefabbricato, imbonito davanti all’opinione pubblica come capolavoro architettonico, e una parte nei container: un pezzo del nostro futuro è stato inscatolato come le sardine sott’olio!

L’incuria, che nella lingua italiana d’oggi viene chiamata, dopo o nell’imminenza del disastro, «messa in sicurezza», è anche un affare di non poco conto. Certamente prefabbricati e container, che non sono eterni, hanno un costo e si tratta di capire se, a conti fatti comprendendo anche quelli sociali, una brutta toppa vale di più di un sano intervento previdente e tempestivo. Qualcuno potrebbe dire che il luogo non è poi così rilevante: in fondo, scuola si fa sotto le bombe a Gaza, nei villaggi più poveri dell’africa subsahariana e nelle favelas. Qualcun altro potrà dire che tra un po’di tempo, a causa del declino della popolazione, le aule saranno in eccesso. E c’è chi potrebbe innamorarsi dell’estetica del container o mettere a punto una nuova pedagogia ministeriale. Rimane tuttavia la verità di fondo: l’incuria produce business e con la negligenza, in fondo, qualcuno fa buoni affari.