La salute di Borgomanero non sembra delle migliori. La città soffre e i segni sono piuttosto evidenti. Alcuni sono visibili, come la chiusura degli esercizi o l’inverno demografico, altri si manifestano meno, o non si vogliono affatto vedere, come le povertà o il degrado sociale. Di questo malessere è sintomo anche una certa rozzezza e trascuratezza istituzionale che, per quanti si sono accorti, è filtrata anche in occasione delle esequie dell’insigne psichiatra Eugenio Borgna. Per quanto presente alla cerimonia religiosa con gonfalone, fascia tricolore e una minima delegazione ufficiale, l’amministrazione comunale non ha nemmeno sentito l’esigenza di affiggere una pubblica partecipazione. Neanche lo spazio di un post o di una riga sul social municipale, infarcito di tutt’altre immagini e notizie.

L’amministrazione comunale di Novara invece lo ha fatto. Eppure il prof. Borgna a Borgomanero è stato dal 1961 più volte consigliere comunale e sindaco nel 1969, 1971 e 1985. Eppure il prof. Borgna ha reso illustre questo Borgo – è proprio il caso di impiegare queste parole – perché vi è nato, qui si è formato ed è vissuto. Perché ha contribuito in diversi modi alla sua crescita culturale e civile. Perché lo ha ricordato nei suoi scritti. Perché ha sofferto quando, adolescente durante la guerra, ha dovuto abbandonarlo rifugiandosi «in un lontano paese immerso nel silenzio», mentre fascisti e tedeschi bivaccavano nella casa paterna spartendosi i beni e gli indumenti che vi erano, bruciando i mobili e distruggendo tutto. Perché nel grande giardino che circonda quella casa, tra «piante secolari, ma anche sciami di farfalle coloratissime» finita la guerra, è tornata a fiorire la vita e nei decenni successivi è andata maturando la sua ricerca dell’interiorità, le riflessioni sull’intelligenza e sulle intermittenze del cuore, le pagine incancellabili sulla malinconia, la solitudine, la nostalgia, la memoria, la tenerezza, l’attesa e la speranza, dimensioni così profonde di fronte alle quali «per poco il cor non si spaura». Perché quella del prof. Borgna, per statura intellettuale e umana, è una figura pubblica di assoluto rilievo.
Spiace che un’amministrazione comunale, mancando di un piccolo gesto che non è solo formale e rituale, non si sia distinta dalla sciatteria, dalle sgarberie istituzionali e dalle volgarità dominanti da decenni la politica, la comunicazione e il costume italiani. Ci sarà pure nel Borgo la “tradizione” inventata dei tredici orchi, magnificati per la loro rozzezza ritenuta segno “positivo” di semplicità e di schiettezza, ma in quella manchevolezza del comune non c’è proprio nulla di innocente né di schietto né tanto meno di positivo.
