Il 23 aprile 1945 a un migliaio di chilometri da Borgomanero, e a poche decine da Berlino, veniva orrendamente trucidato da un branco di nazisti in fuga disordinata il soldato Pietro Cerutti. Insieme a lui furono massacrati altri 126 uomini, tutti internati militari italiani, in uno degli innumerevoli crimini che lastricarono di sangue anche gli ultimi giorni della guerra.

Pietro Cerutti, Pierino, era nato nella frazione di San Marco di Borgomanero il 13 settembre 1919. Durante la guerra era stato chiamato alle armi come aviere motorista e dopo l’armistizio imprigionato e deportato in Germania. Si era rifiutato di aderire alla RSI, unica possibilità di uscire da quell’inferno, confermando la sua scelta antifascista ogni giorno della sua lunga e sofferta prigionia. Alla fine del mese di aprile si trovava con un folto gruppo di italiani e di altri prigionieri di diverse nazionalità in uno dei campi di lavoro che erano disseminati nel circondario di Belzig a sud ovest della capitale tedesca. Essi erano utilizzati come manodopera nei capannoni della Kopp & Co., che produceva munizioni, della Dr. Kroeber u. Sohn, che fabbricava strumenti di precisione, e in altri impianti bellici. Il 21 aprile il campo, abbandonato dai nazisti, fu raggiunto da un contingente dell’Armata rossa che, dovendo ritornare sulla linea del fronte ancora distante parecchi chilometri, consigliò agli internati di non muoversi. Due giorni dopo un reparto tedesco, della Wehrmacht o delle SS, che si stava ritirando incalzato dall’avanzata sovietica entrò nello stalag, divise i prigionieri per nazionalità, riunì a parte gli italiani e massacrò sul posto gli altri. La colonna degli IMI fu costretta a marciare fino a una cava di sabbia nella zona di Treuenbrietzen dove gli ostaggi furono passati tutti selvaggiamente per le armi. Nei giorni successivi furono rinvenuti 127 corpi di cui 111 furono identificati. Quattro prigionieri sopravvissero al colpo di grazia protetti dai cadaveri che si erano accumulati sopra di loro. I resti di Pierino Cerutti furono prima inumati nel Cimitero italiano di Nichel e poi traslati nel Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf), «Posizione tombale: riquadro 1, fila 8, numero 13, tomba 145».
