ABIGAILLE ZANETTA UNA DONNA CONTRO LA GUERRA


Ricorre l’80° della scomparsa di Abigaille Zanetta e, in questo giorno, il 150° anniversario della sua nascita a Suno Novarese. Maestra impegnata nella difesa della categoria e nel rinnovamento pedagogico della scuola, militante socialista, per la coerenza delle sue posizioni internazionaliste e contrarie alla guerra passata al comunismo, attiva nelle lotte per l’emancipazione femminile, antifascista perseguitata ma mai doma, Abigaille fu protagonista di primo piano del movimento operaio e socialista milanese della prima metà del Novecento, partecipe dei momenti salienti della sua storia nazionale e internazionale. La ricordo con una estesa scheda biografica.

Abigaille Zanetta (1875-1945)

Abigaille Zanetta nacque a Suno Novarese il 18 maggio 1875 dal notaio Bartolomeo Zanetta, originario di Maggiora, e da Filomena Neri di Varallo Sesia. Il padre, dal 1867 segretario comunale a Suno e poi anche pretore mandamentale a Momo, era di spirito garibaldino. Appassionato archeologo, tra l’altro corrispondente del celebre studioso di antichità Mommsen, fu determinante sia nell’allestimento nel 1875 del Museo Patrio di Suno sia negli studi di Giuseppe Ravizza. La madre invece era figlia primogenita di una famiglia valsesiana benestante che possedeva diverse attività imprenditoriali tra cui una filanda e fornaci di calce e laterizi. Filomena morì nel dicembre 1884, quando Abigaille aveva nove anni e il padre tre anni dopo.

Abigaille, per tutti affettuosamente “Ille”, frequentò la scuola elementare del paese a diretto contatto con la realtà sociale dei contadini e poi seguì le orme della sorella Erminia, dedicandosi agli studi magistrali. Il periodo scolastico richiese alle due ragazze un forte impegno personale, senso di responsabilità, molti sacrifici e anche la necessità di contrarre debiti che, piano piano, restituirono quando iniziarono a lavorare.

Abigaille, nel 1891, frequentò il Convitto Scuola Normale di Vercelli, dove si era già diplomata la sorella. Completati gli studi, lavorò per due anni all’asilo di Maggiora. Dal 1894 al 1898, insegnò a Torino nella Scuola Internazionale, un istituto privato finanziato da imprenditori italiani e stranieri, svizzeri e tedeschi, dove ebbe modo di entrare in contatto con una mentalità più aperta e libera. Nel 1898, si trasferì nel Pensionato “La Printanière” (La Primaverile) sul Lago di Ginevra a Veyteaux-Chillon. Quell’anno, fu certamente uno dei più drammatici nella storia dell’emigrazione italiana, funestato dalla carestia, dalla disoccupazione e dalle proteste per la mancanza del pane. Nel 1899, Ille tornò in Italia per affrontare il concorso magistrale che superò brillantemente, diventando maestra nelle Scuole Comunali di Milano dal 1 gennaio 1901.

Il lavoro ebbe sempre un’importanza capitale nella vita di Abigaille e seguitò a occupare una posizione assolutamente prioritaria anche quando iniziò la militanza politica e sindacale nel movimento operaio. La condotta morale di Ille imponeva pari impegno e rigore sia nel lavoro sia nell’attività politica: non si poteva essere buoni socialisti se non si conquistava allo stesso tempo la stima professionale e il rispetto dei compagni di lavoro.

Tra il 1906 e il 1909, Abigaille completò il percorso che la portò dalle posizioni umanitarie di ispirazione religiosa al socialismo. Come per molti, il suo socialismo ebbe una fortissima impronta filantropica e altruistica, un’estrema attenzione agli aspetti educativi, alla solidarietà cooperativa e mutualistica e alla laicità, una ferma coerenza di principi spinta al punto di pagare di persona.

Nel 1909, si iscrisse alla Lega per la Tutela degli Interessi Femminili, disciolta nel 1898 e poi ricostituita, dove entrò in contatto e lavorò con Anna Kuliscioff, Linda Malnati e Carlotta Clerici. L’anno prima si era svolto a Roma il I Congresso delle Donne italiane e la questione femminile iniziava a conquistare faticosamente i primi spazi all’interno del dibattito politico. Nello stesso anno, Ille partecipò al V Congresso Nazionale della Previdenza di Macerata, dove relazionò sulle casse di maternità, e si iscrisse alla Lega delle Cooperative. Nel 1910, prese la tessera socialista, presentata dalla Kuliscioff. Entrò nella redazione della “Difesa delle Lavoratrici”, fu attiva nell’Università Popolare, nei Ricreatori Laici, e nelle Biblioteche Popolari, fu molto apprezzata come oratrice. Nel 1912, fu eletta nell’esecutivo della Camera del Lavoro milanese. Durante la campagna elettorale del 1913, prime elezioni a suffragio universale maschile, Abigaille Zanetta fu inviata dal partito come propagandista nel Polesine dove lavorò con un giovane avvocato di cui conservò sempre un vivo ricordo: Giacomo Matteotti.

La guerra segnò una svolta decisiva nella vita di Abigaille che assunse e mantenne una decisa e coerente posizione antinterventista e antimiltarista. Conobbe Mussolini e ne avversò decisamente la scelta interventista. Contraria a ogni opportunismo, si dimise per protesta sia dal Consiglio dell’Università Popolare sia dalla redazione della “Difesa delle Lavoratrici” e rifiutò la prestigiosa nomina nel Comitato di Assistenza per la Guerra di Milano. Mantenne la sua posizione pacifista nell’Unione Magistrale e nel partito socialista, schierandosi sulle posizioni internazionaliste di Giacinto Serrati, continuando nel suo lavoro quotidiano a ispirarsi a quel concetto di “onestà pedagogica”, di cui parla in una bellissima lettera, e alla volontà di rispettare la libertà, i livelli di coscienza e di capacità critica dei suoi alunni.

Subì intimidazioni, minacce, perquisizioni e arresti. Dall’aprile del 1918, fu inviata al confino a San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila). Dal maggio 1918 fino al novembre 1918, fu direttamente trasferita al carcere a San Vittore. Liberata alla fine del conflitto mondiale, continuò la sua attività di dirigente politica e sindacale nel difficile clima dell’ascesa del fascismo che, proprio a Milano, offriva gli esempi più vistosi della sua violenta vocazione squadristica.

Confluita con una parte del partito socialista nel PCd’I, nel mese di febbraio del 1927, Abigaille Zanetta fu sollevata dal servizio con un provvedimento del podestà di Milano Ernesto Belloni, licenziata e privata di quel lavoro che per lei era necessario non solo come fonte di sostentamento economico ma anche come ragione di vita. Nel giugno dello stesso anno, fu arrestata e tradotta a San Vittore, con l’imputazione di essere attiva nel Soccorso Rosso. Uscì di prigione dopo sei terribili mesi di carcere preventivo a dicembre assolta dalle accuse ma irrimediabilmente menomata nel fisico. Non si riprese più. Continuò, per quanto possibile, a prodigarsi per le vittime del regime, perseguitate come o più di lei. Con la nuova guerra, lasciò Milano e si ritirò a Borgosesia presso la sorella. Qui, morì a seguito di un intervento chirurgico il 29 marzo 1945, a pochi giorni dalla Liberazione. Dopo la morte, furono aperti il suo testamento morale e quello politico, inoltrato alla direzione dell’allora PCI.

Alla Zanetta sono state dedicate diverse biografie: la prima di Bruno Fortichiari e Mario Malatesta, edita a Milano nel 1948; la seconda di Angela Stevani Colantoni e Carlo Antonio Barberini, edizioni Pantarei 2016; la terza di Angelo Vecchi, Unicopli 2017. A lei è stata intitolata una via a Roma, nel quartiere giuliano-dalmata, a sud della città tra la Laurentina e la Cecchignola, una piazza a Suno e una strada a Borgosesia. L’Istituto “Parri” conserva il suo epistolario, raccolto dalla sorella Erminia Zanetta e ordinato nel 2002 dal dr. Carlo Milani. Di lei si sono occupati gli studiosi che si sono accostati ai grandi temi delle origini del movimento femminile in Italia, dell’organizzazione della categoria magistrale, della storia dei movimenti mutualistico-cooperativi e socialisti, della persecuzione politica.