Paolo Zanotti non è più. Conosco il suo nome solo da qualche giorno attraverso le pagine dei giornali locali che sono stati generosi di ricordi, elogi funebri e manifestazioni di affetto nei suoi confronti. Per anni, Paolo è stato per me solo una persona che puntualmente incontravo sotto i portici di Novara. Qualche parola, un saluto, una battuta e via. Apparteneva ai “barboni” che chiamo «territoriali» perché ci sono sempre, ogni stagione, nella stessa zona di una città che conoscono molto meglio dei suoi abitanti. Ne scrutano infatti i lati oscuri, le ipocrisie, le intolleranze, la disumanità, la violenza bestiale anche. Chi non ricorda l’incomprensibile esecuzione di Eugenio Gallina, il cui corpo fu ritrovato il 6 marzo 2004, trafitto da un colpo di pistola alla tempia? Le parole che usiamo per rappresentare questa condizione umana – barbone, accattone, vagabondo, mendicante, clandestino o i più esotici clochard e homeless – sono false e non rendono giustizia. Nulla dicono del perché sociale, delle cause, dei brutali meccanismi di emarginazione e disperazione, delle povertà nuove e vecchie che questa società produce.

Sono stato sorpreso dal sindaco che ha voluto associarsi al mesto brusio cittadino di rimpianto per la morte di Paolo. Per quanto il primo cittadino abbia voluto esprimere ai giornali un suo sentire, non posso dimenticare che appartiene a un’amministrazione che da decenni ha governato quasi ininterrottamente la città e ne ha forgiato il carattere. D’altro canto, l’ultima amministrazione di centro-sinistra aveva fatto sentire bene la propria voce contro i «pendolari dell’elemosina» e contro il «degrado urbano» di cui questi poveracci sarebbero responsabili. Invece, il degrado non è «urbano» (parola che contiene anche il significato di civile, gentile, accogliente…) ma è delle coscienze, del sistema economico e della società. Quanto alla destra imperante ricordo quello che è stato il punto più alto del cosiddetto «modello Novara» quando nel 2003 fu presentato dall’assessorato verde il progetto di restyling di piazza Garibaldi. Riportiamo dalle cronache di allora: «Le 50 panchine in legno attualmente sparse lungo i due vialetti verranno sostituite da una ventina di più “scomode” panche in granito senza schienale per scoraggiare» «chi vuole scambiarle per un letto estemporaneo». I bersagli di questa politica della “sicurezza” erano proprio i senzatetto. Eppure Paolo, e pochi altri come lui, in definitiva sono stati tollerati o addirittura adottati da alcuni per lavarsi la coscienza e da altri per solidarietà umana. Non si può dimenticare che accanto alla Novara delle gelide panche di granito esiste un’altra città più umana, ma è fuor di dubbio che per molti i “barboni” si dividono ancora in buoni e cattivi. E per troppi, gli unici barboni “buoni” sono quelli che si riesce a cacciare via.
