BARTOLOMEO CREOLA


Domenica 13 febbraio 1944, moriva nella battaglia di Megolo Bartolomeo, Bartolo, Creola, il primo partigiano combattente di Borgomanero caduto, insignito della Medaglia d’argento al Valore.

Bartolo era nato il 5 gennaio 1925 ad Audun-Le-Tiche un piccolo paese del dipartimento francese della Mosella, al confine con il Lussemburgo dove la famiglia era emigrata per sfuggire alla condizione di povertà in cui viveva in patria. Dopo, la morte del padre Pietro, dovuta ai postumi delle ferite riportate durante la prima guerra mondiale, e il rientro in Italia nel 1936, il peso del mantenimento dei figli ricadde sulle spalle della madre, una umile lavandaia, e anche il piccolo Bartolo fu chiamato a contribuire alla sopravvivenza della famiglia lavorando alle Officine Primatesta e alla SIAI Marchetti. Nel frattempo, egli aveva preso contatto con il gruppo borgomanerese dei cattolici antifascisti e con don Vandoni. Così, con lo sviluppo delle prime formazioni armate, tra fine ottobre e primi novembre 1943, aveva scelto con l’amico Pierino Piemontesi, operaio alla Cigardi, di salire in montagna e unirsi agli uomini del capitano Filippo Maria Beltrami. Piemontesi, colpito da un principio di congelamento, fu costretto a lasciare la brigata per curarsi. Poco dopo, il 13 febbraio 1944, un gruppo male armato di partigiani, tra cui c’era Bartolo, fu circondato da preponderanti forze nazifasciste al Cortavolo di Megolo (Pieve Vergonte). L’impari combattimento si concluse tragicamente. Creola cadde accanto alla sua mitragliatrice Breda che si era inceppata.

Quando «La gente del paese sale al Cortavolo a vedere i suoi morti» – scrive Sergio Bologna – il corpo di Bartolo giaceva accanto a quello del tenente Antonio Emma Di Dio: «Otto morti, che vengono rimossi dalla gente. L’indomani Ugo Pioletti, che è anche affossatore comunale, li sistemerà in rozze casse di legno ed accanto a ognuna porrà un bastoncino con il nome, prima di seppellirli in una fossa comune.» Teresina Creola, che aveva raggiunto Megolo per recuperare il corpo del fratello, racconta: «Aveva solo due gocce di sangue che le cadevano dal naso. Due gocce ferme lì che le cadevano dal naso. D’altro si vedeva il viso bello, poi si vedevano solo quelle due gocce.»

La notizia della morte di Bartolo destò viva emozione in città, nel rione Sanado, dove la famiglia Creola risiedeva, tra i coetanei, gli operai, i compagni di lavoro e gli amici. Come testimonia Franco Pastore nel suo racconto Storia di una vera amicizia, la morte di Bartolo rappresentò per molti una forte stimolo morale per unirsi ai volontari della libertà. A Creola fu intitolato il primo battaglione della brigata garibaldina «Silvio Loss», la più “borgomanerese” tra le formazioni partigiane. Una brigata «Greppi e Creola» si formò anche nella divisione Valtoce.