Sabato 17 marzo 1945, durante un’incursione aerea alleata – secondo i giornali, di caccia bombardieri statunitensi – furono uccise nella periferia sud di Borgomanero la piccola Celestina Fornara di soli sei anni e Silvana Mora di quattordici. Fu un altro atroce prezzo che la città pagò a una insensata guerra totale – tale fu il secondo conflitto mondiale – che non risparmiava i civili innocenti.

A partire dal 1945 si intensificarono nel Novarese bombardamenti e mitragliamenti che gli alleati effettuavano su obiettivi ritenuti importanti senza evitare impianti, fabbriche, snodi ferroviari, ponti, anche se si trovavano in quartieri o zone densamente popolate. A Borgomanero agli inizi di febbraio furono colpiti non si sa per quali reconditi motivi alcuni edifici a nord della città tra cui l’Opera pia Curti, il ricovero degli anziani poveri, che sorgeva a fianco dell’ospedale. Nel mese di marzo tali azioni si abbatterono con una certa frequenza sulla città di Novara e sui laghi d’Orta e Maggiore con triste spargimento di sangue. Gli aerei mitragliavano, spezzonavano, lanciavano bombe e anche piccoli involucri esplodenti dall’aspetto di comuni oggetti come, per esempio, matite o giocattoli che finirono col provocare ferimenti e morti specialmente tra i bambini. Di fronte a questa barbarie la propaganda fascista della RSI accusava gli alleati di ferocia quando la responsabilità principale ricadeva proprio sul nazifascismo che aveva insistentemente voluto e scatenato una guerra totale usando metodi ben peggiori contro i popoli dei territori invasi e occupati. D’altra parte non risultano interventi organici dell’aviazione alleata tesi a colpire le truppe repubblichine o tedesche che avevano potuto per i lunghi mesi trascorsi spostarsi, posizionarsi, procedere ai loro sanguinosi rastrellamenti contro i partigiani e la popolazione senza temere una seria minaccia dal cielo.

Armi e bombe lasciarono in eredità negli anni del dopoguerra una difficile, costosa e rischiosa opera di bonifica, sminamento e disinnesco delle bombe inesplose, un’attività, a ottanta anni di distanza, ben lontana dall’essere conclusa. Per fare un esempio, nel 2010, che fu in un certo senso un anno record, gli artificieri del 32° reggimento Genio della Taurinense disinnescarono nel solo Novarese 126 ordigni ancora in grado di provocare lutti.

