CESARE FORNARA


Il 25 marzo 1945 cadeva in Valstrona il partigiano borgomanerese Cesare Fornara. Nel tentativo di raggiungere un distaccamento della Valtoce per avvisarlo di un rastrellamento in corso, fu individuato e catturato dai nazifascisti che lo seviziarono e torturarono fino alla morte.

Cesare era nato nella frazione di Santo Stefano il giorno di Natale del 1923. Faceva parte di una famiglia di contadini residente a poca distanza dal cuore dell’abitato. Aveva una sorella e un fratello minore, Angelo, del 1926, che era salito in montagna sul finire dell’inverno militando col nome di battaglia di Riz in un battaglione sabotatori dei garibaldini. Per questo motivo la casa della famiglia era stata più volte perquisita e invasa dai fascisti. Poco tempo dopo anche Cesare lasciò il lavoro alla SIAI e ne seguì l’esempio. Alla notizia della tragica morte di Ernesto Mora ed Enzo Gibin, dalla fabbrica si era infatti staccato un altro folto contingente di operai, tra cui Francesco Fornara Cecco, che era andato a rinsaldare gli effettivi della brigata intitolata al martire borgomanerese Bartolomeo Creola, Medaglia d’argento al V.M., appartenente alla divisione Valtoce. Due gruppi di questa brigata, il 25 marzo 1945, si trovavano sui versanti della Valstrona nei pressi dell’abitato alpestre di Sambughetto. Al mattino presto i partigiani furono attaccati da nutriti contingenti tedeschi e repubblichini e Cesare si offrì di raggiungere un distaccamento vicino per avvisarlo del rastrellamento in corso. Lasciato Sambughetto, salito in località denominata Inprato o più comunemente Prato, improvvisamente, si vide circondato dai nemici e si nascose. Uscito dal nascondiglio per tentare di raggiungere una vicina faggeta e darsi alla macchia, fu scoperto, falciato e torturato alla morte.

Dopo la liberazione, le spoglie di Cesare Fornara furono portate a Santo Stefano e onorate insieme a quelle degli altri quattro caduti della frazione. Il suo nome è ricordato nel sacrario del Cimitero di Borgomanero.