
Giovanna Marini non è più. Molti, in queste ore, l’hanno ricordata per la ballata I treni di Reggio Calabria. Non è un caso: in questi momenti, quelle note e quelle parole ci ricordano cosa i fascisti furono e sono stati, cosa sono e continueranno a essere nonostante il make up, gli allettamenti e le maschere menzognere che indossano. La potenza espressiva e la carica emotiva che lei sapeva infondere pongono questo pezzo tra i vertici della canzone popolare, il vero “pop”, quello che affonda le radici nelle passioni della lotta e negli interstizi della storia degli oppressi. La ricordo per l’album Vi parlo dell’America. Uscì nel 1966, gli anni del disfacimento dei miti kennediani e dell’incubo della guerra nel Vietnam che lo stesso presidente statunitense aveva ferocemente intensificato. Giovanna cantava parole che parlano al nostro presente:
«E il peggiore nemico del negro non è ancora la polizia,
è nel grande quartiere popolare il peggior nemico del negro:
il bianco povero che non ha da mangiare.»
La ricordo nella serata alla Casa del popolo di Arona del 14 settembre 2012 con al suo fianco Cesare Bermani. Indimenticabile. Lei era la nostra voce e con la sua scomparsa la nostra voce diventa più debole ma al tempo stesso più cristallina e vera, più intensa del grande chiasso e dei venti di guerra che soffiano su di noi.

