Il 29 gennaio 1945, rimaneva a terra falciato da una raffica di mitra lungo il muro della Cigardi di Borgomanero il giovane partigiano Giuseppe Zoia di Cavaglio d’Agogna. Insieme ai vicini stabilimenti ausiliari della SIAI e della SAFOR, la fabbrica, nonostante il costante controllo dei tedeschi, era diventata un importante centro di resistenza civile che sosteneva le formazioni combattenti, forniva loro energie nuove e, nell’ultima fase del conflitto, collaborava con loro per salvaguardare gli impianti e le maestranze da eventuali tentativi dell’esercito invasore di trasferirli in Germania.

La Società anonima Cigardi di Borgomanero era nata nel 1939 proprio per la produzione bellica. A massimo regime, con quasi 150 addetti, in parte donne, era in grado di sfornare 5.000 granate al mese. Nel corso della guerra, si erano verificate diverse agitazioni e azioni partigiane: a partire dal dicembre 1943, scioperi dei lavoratori e poi sabotaggi dei partigiani, come nell’agosto e nel settembre 1944. Alcuni dei suoi operai, anche per sfuggire alla leva di Salò e alla deportazione, si erano arruolati nelle formazioni partigiane. Uno di loro fu proprio Zoia, nato a Cavaglio d’Agogna il 18 marzo 1924, detto Giuse o Giuseppino, che risultava in forza alla brigata garibaldina «Rocco Bellio». Le circostanze del suo sacrificio furono rievocate da Wanda Barcellini sulle pagine de “La Stella Alpina” in occasione del primo anniversario nell’articolo La villa triste di Borgomanero. A proposito della liberazione dei prigionieri della villa stessa da parte di una squadra partigiana, scrive: «Ma i Partigiani una notte riuscirono ad evadere e fu proprio in quella disperata fuga che un loro caro compagno cadeva. Giuse era la vittima che si immolava per la salvezza dei compagni». In quella circostanza fu apposta sul muro dello stabilimento una targa alla presenza di don Salini, del Capitano Bruno e dell’ex internato prof. Cerutti che ricordò «i duri sacrifici subiti nei campi di concentramento tedeschi, da dove si guardava come a un miraggio, ai fratelli che combattevano sulle montagne e nelle pianure, onde accorciar loro i giorni di schiavitù». A seguito della demolizione del fabbricato fatiscente della ex Cigardi, la targa dedicata a Giuseppino è stata spostata in una piazzola posta all’ingresso del sottopasso di via Arona.

