Atmosfera natalizia prima del tempo! Sarà per via del cambiamento climatico, fatto sta che l’estate borgomanerese di quest’anno sarà festosa e coloratissima. Infatti, un piccolo esercito di led bombarderà i corsi cittadini e la piazza principale con fasci di luce verde, rossa e blu, ognuna con i suoi colori secondari e con le rispettive 50 sfumature. Costo? Un affarone: 140 mila euro sborsati dalla regione Piemonte e 35 mila euro sganciati dal comune di Borgomanero. Soldi tutti provenienti dalle tasche di chi paga le tasse. Vale la pena di ricordarlo sempre dal momento che questo povero Paese non difetta certo di battaglioni di evasori fiscali di ogni tipo.

Lo scopo sarebbe quello di rendere la città più «attrattiva» naturalmente a sostegno del commercio. Anzi, l’occasione dovrebbe essere ancora più seducente per il consumatore di passaggio, abbacinato da inafferrabili lampeggi e psichedelici barbagli, con le scarpe verde palude e la faccia fatta bluastra, perché – udite, udite – Borgomanero sarebbe il primo caso in Italia. Non c’è che dire. Un bel primato. Una bella idea luminosa, anzi qui siamo addirittura… all’illuminismo! In realtà non è proprio così, visto il vezzo millenario dell’essere umano, e specialmente dei potenti o di quelli che si credono tali, di sfidare la notte circondandosi di luminarie, aure, splendori e riflessi di brillocchi. Venendo a tempi più recenti e ad argomenti più comuni, ricordo per esempio le luci d’artista, inaugurate a Torino nel 1998, un progetto che coniugava sicuramente in maniera più sensata il momento della festa e della socialità con l’arte, la cultura e le ricadute economiche. Imprudentemente si è fatto il nome di Eindhoven. Ma anche qui, nella città della Philips, dove pare fu creata la prima lampadina, l’annuale manifestazione artistica del Glow festival ha ben altre, e al confronto alte, finalità; insomma non equivochiamo: è tutt’altra cosa. Altrimenti si corre il rischio di prender lucciole per lanterne e veder la faccia farsi di tutti i colori. Parafrasando Pirandello, che considerava la ragione umana un lumicino, si potrebbe insinuare che qui è il buon senso a essere ridotto al lumicino. E poi queste luci hanno un difetto di fondo: sono fredde, gelide come l’anima di buona parte di questa città che ha smarrito molte doti, tra queste, anche il senso di amministrare con un progetto centrato sulla persona e sul sociale e non sul mercato, di scegliere guardando al domani e non al ricavo del giorno rimasto nel cassetto.
Comunque basta critiche. Si deve essere propositivi. Bisogna sforzarsi di pensare positivo ricordando che, per rendere proprio attraente la città, bisogna allettare tutti e cinque i sensi del consumatore. Allora: per la parte visiva, ci siamo abbondantemente con le lucette; a scassare l’udito ci pensano fracassoni e strimpellatori; il tatto si soddisfa toccando e strofinando le merci; quanto al gusto non mancano certo cibarie e beveroni. L’odorato invece se ne sta in un cantuccio, ingiustamente ignorato. Allora perché non attrezzare i corsi con giganteschi dispenser di aromi e fragranze e con droni che spruzzano profumi ed essenze sulla folla inebriata, dalla violetta al sandalo, dalla zagara alla vaniglia, dal gelsomino al muschio, dalla lavanda all’ambra? Insomma un vorticoso impeto di effluvi e di sniffi che ci prendano per il naso. Servirebbe almeno a coprire la puzza dell’imputridimento di questa società.
