Al solito, la scuola fa notizia soprattutto in negativo per i comportamenti illeciti, violenti o bizzarri – veri, presunti o inventati – delle persone che l’abitano. L’ultima, della scorsa settimana, riguarda un insegnante che si è denudato in classe in una scuola di Borgomanero. Comme d’habitude, lo strillo ha rapidamente superato i ristretti confini urbani innescando, tra l’altro, i fuochi d’artificio di immaginabili lepidezze e trivialità. Mi sono sempre chiesto quali siano i meccanismi che generano questa attenzione così selettiva.

Forse esistono delle motivazioni profonde, inconsce. Qualcuno nutre un inconfessato rancore contro l’istituzione. Altri magari ebbero un pessimo rapporto infantile o adolescenziale con essa e sono alla ricerca di una rivincita, di un bersaglio da colpire con la loro rabbia, di una sorta di vendetta per chiudere i conti col passato. Certamente c’è un decadimento del senso comune e della considerazione degli istituti pubblici. Ormai tutto si può dire, si può vilipendere, si può sfregiare e insozzare nella convinzione che questa sia la vera libertà o, peggio, la libertà di parola o addirittura di pensiero (quale?). Poi sulla scuola, così come sulla nazionale di calcio o sulle vaccinazioni, tutti si sentono pedagogisti navigati, commissari tecnici o virologi d’eccezione. Nel nostro caso c’è un paradosso in più: in una società, in cui il nudo fa mercato, il corpo viene venduto, ossessivamente esibito, offerto e domandato in continuazione, incredibilmente esiste anche una nudità che fa ancora scandalo. Invece, a guardar bene, è la scuola che è ormai umiliata, nuda, spogliata di risorse, ricoperta dagli stracci di una burocrazia stupida e soffocante, denudata dalle pretese controriformistiche del ministro di turno, prima della Pubblica istruzione, poi dell’Istruzione senza aggettivi, quindi dell’Istruzione e del merito (quale?). Quanti nomi, quanta nebbia, quanta confusione creata ad arte per una realtà tanto semplice: la progressiva trasformazione del sistema scolastico in senso classista con un grande e miserabile parcheggio sociale per i più e con una privatizzazione selvaggia a favore dei pochi. Se della nudità della scuola a pochi importa, il fatto accaduto a Borgomanero scopre il rovescio della medaglia: la solitudine della condizione docente, il progressivo inaridirsi delle relazioni umane e della solidarietà negli ambienti lavorativi, i fattori di rischio di un lavoro tra i più logoranti della psiche. Delle difficoltà nelle quali quel collega si dibatteva i colleghi sapevano. Poi il treno ha fischiato, per richiamare la novella pirandelliana, e non poteva andare altrimenti. E i commenti dei “sani”, adattati alla nuova temperie del terzo millennio, sono gli stessi dei colleghi di Belluca.
