A sentire le ultime notizie, non pare che la «Giornata di studi e ricordi» dedicata ai «Cent’anni di Nicolazzi» prevista per questo sabato alla Fondazione Marazza sia nata sotto la migliore stella. In ogni caso, ognuno glorifica gli eroi che si merita: non siamo forse nella nuova repubblica del merito? Per quanto mi riguarda, rimango dell’opinione di Bertolt Brecht nel suo Galileo: «Felice il popolo che non ha bisogno di eroi». Ricordo questa frase impressa su di uno splendido mural di Orgosolo. Chissà se c’è ancora.
Piuttosto, penso sia doveroso contribuire ai festeggiamenti. In proposito ricordo una delle ultime interviste dell’ex ministro comparsa su “La Stampa” del 1 luglio 2008. Si parlava di raccomandazioni e Nicolazzi, con l’onesta dissimulazione del buon intenditore, sbottava: «Ma dov’è lo scandalo? Dài la gente ne ha le balle piene di queste cose, e sa benissimo che non c’è categoria che possa dichiararsi immune dalla raccomandazione.» E proseguiva: «Mica roba da vergognarsi, eh? Qui a Gattico avrò sistemato mille persone. In Ossola su 142 cantonieri 130 erano iscritti alla UIL. Ma queste sono le “raccomandazioni del bisogno”, e un politico si deve preoccupare del bisogno.» Quindi, all’insidiosa domanda «Qual è il rischio maggiore nella raccomandazione?», rispondeva: «Per me il non farla, la raccomandazione a rischio, quella che se non la fai prima o poi la paghi.» Abbacinato anche dalla finezza espressiva dell’ex ministro, mi sono detto: asino me! Pensavo che il compito di un politico, specie se membro del parlamento, fosse tutt’altro, cioè – come recita l’articolo 67 della Costituzione – quello di rappresentare la Nazione!

Frangiamore, cantore per immagini di un’epoca della storia borgomanerese, rappresenta in questa foto il Circolo “Antonio Monzani” al momento dell’allegra e fallita riunificazione socialista del 1966. In quegli anni, le vecchie guardie, che avevano sofferto la dittatura e, dopo la liberazione, tante speranze avevano riposto nella repubblica, furono sorpassate, proprio come nel film di Dino Risi, dai nuovi leoni rampanti come il Nick. Certamente quello fu un momento di svolta durante il quale cambiò profondamente il volto della politica e quello della città. La politica, per usare un eufemismo, si fece “più spregiudicata” e la città “più moderna” e quella seminagione continua tuttora a dare i suoi frutti amari.
Anche se non ci sono più giorni ma solo “giornate”, non resta che aspettare – come diceva Eduardo – che passi la nottata. Comunque, rimango dalla parte dei dodici cantonieri ossolani e dei gatticesi che non sono mai stati raccomandati o non si sono mai fatti raccomandare.
