OSVALDO GEMMA


Il 14 aprile 1945 veniva ucciso dalle SS tedesche il garibaldino Osvaldo Gemma. In quel giorno, si combatteva ad Arona una delle ultime, sanguinose battaglie della liberazione dal nazifascismo il cui esito fu per le forze della Resistenza negativo. Capace e generoso, Osvaldo stava contrastando con la squadra da lui comandata i reparti germanici che, provenendo da Meina, avevano preso alle spalle a sorpresa i partigiani.

Osvaldo Gemma era nato a Borgomanero il 2 agosto 1922. Entrò giovanissimo alla SIAI di Vergiate nel reparto di verniciatura e fu poi trasferito nello stabilimento di Borgomanero come operaio meccanico. Nel 1942 era stato chiamato alle armi in aviazione. Da Torino Caselle era poi stato inviato con una squadriglia di ricognitori in Francia. Qui Osvaldo, già prima dell’armistizio, aveva preso contatti con la Resistenza francese e si era rifugiato a Tolone. Dopo l’8 settembre era stato catturato dai tedeschi e destinato ai campi di concentramento in Germania. Durante il lungo tragitto riuscì, in circostanze drammatiche, a fuggire e a riprendere i contatti con la rete clandestina antifascista che lo aiutò a rimpatriare. Giunto a Borgomanero alle soglie dell’inverno si ricongiunse al fratello maggiore Elio con il quale riuscì a sottrarsi ai fascisti durante la cattiva stagione. A giugno 1944 Elio raggiunse le formazioni di Moscatelli prendendo parte all’esperienza della zona libera partigiana della Valsesia. Poco dopo Osvaldo lo seguì e i due fratelli furono assegnati alla brigata di nuova costituzione intitolata al milanese Remo Servadei, caduto a Borgosesia il 18 luglio 1944. Nel frattempo la famiglia era diventata bersaglio di ritorsioni e rappresaglie da parte dei repubblichini di Borgomanero che la privarono della tessera annonaria riducendola alla fame, ne invasero più volte la casa, vi bruciarono nel cortile tutto quanto riuscirono a trovare e costrinsero genitori e sorelle a una vita di stenti, randagia, in continua fuga per scampare alle persecuzioni. I due fratelli partigiani, «i banditi Gemma», erano ostinatamente ricercati specialmente dopo che la «Servadei» era scesa in pianura ponendo il suo comando ad Agrate Conturbia e operando nella zona vicina. Il 16 marzo 1945 i comandi garibaldini avevano coordinato un attacco contemporaneo ai presidi repubblichini di Fara Novarese, Romagnano Sesia e Borgosesia. I primi due si arresero. Il terzo riuscì a resistere. L’esito tutto sommato positivo dell’azione convinse i fascisti a smobilitare le guarnigioni più piccole e a concentrare le loro forze nei centri maggiori di Borgomanero e di Arona.

I partigiani decisero il 14 aprile di attaccare Arona dove, all’albergo Milan, era acquartierata la brigata nera e, nella stazione, la milizia ferroviaria. I due presidi erano protetti da opere fortificate, nidi di mitragliatrici, reticolati, cavalli di frisia e anche da un treno blindato. Sulla 118a brigata «Servadei» ricadeva il peso maggiore della difficile operazione. L’esito della battaglia incerto dopo ore di combattimenti si capovolse con l’arrivo imprevisto di un nutrito contingente tedesco, sfuggito alla vigilanza dei reparti partigiani, o più probabilmente penetrato attraverso la galleria ferroviaria non presidiata posta a nord della città. Presi tra i due fuochi e il lago, i partigiani iniziarono a ritirarsi verso ovest. Osvaldo si trovò davanti i tedeschi sull’attuale via Martiri della libertà. Come i testimoni riferirono a Elio, era ferito e si trascinava a carponi al coperto di un muretto della strada. A poca distanza da lui furono crivellati di colpi i compagni Angelo Buggio, Renato Ferrari, Giuseppe Nobile e Gian Carlo Tiboni. Il corpo fu trasportato dalla sorella su di un carro a Veruno e qui provvisoriamente seppellito in attesa della traslazione al sacrario di Borgomanero avvenuta ai primi del mese di maggio. Nella battaglia di Arona morirono dodici partigiani e quattro civili. I fascisti tentarono di impedire i funerali in forma pubblica, ma il 16 aprile un fiume di popolo, oltre settemila cittadini aronesi sfidarono con il loro silenzio e la loro composta partecipazione quegli inutili e bestiali divieti.