Il 16 marzo 1945, a poco più di un mese dall’insurrezione che avrebbe posto fino alla maggior parte dei combattimenti, era barbaramente uccisa Pierina Poletti. La donna stava rincasando attraverso i campi. Non aveva armi, né atteggiamenti sospetti, né faceva parte attiva della rete resistenziale. Vittima civile, fu uccisa dai fascisti per pura brutalità e disprezzo della vita umana.

Pierina Poletti, coniugata Cerutti, era nata a Borgomanero nel 1909. Viveva in località di Santa Cristinetta con i suoi tre bambini. Quel 16 marzo 1945, aveva raggiunto Borgomanero per comprare del pane e forse qualche genere di prima necessità allora tanto difficile da trovare. Aveva riposto la spesa in un gerlo che, come usavano i nostri contadini, si era caricata sulle spalle. Per guadagnare tempo, nel ritorno, aveva preso una scorciatoia che tagliava per i campi. Completamente esposta, senza ripari e d’altra parte senza nessun motivo di temere il peggio, fu vista dai fascisti che ne fecero oggetto di un crudele e disumano tiro al bersaglio.
La morte di Pierina, avvenuta a poca distanza dalla sua casa, destò viva impressione e fu ricordata sulle pagine della stampa resistenziale tra le vittime del nazifascismo.
