PIERINO PIEMONTESI


Il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, veniva falciato dal piombo tedesco, col suo compagno quindicenne Mario Preda, il partigiano garibaldino Pierino Piemontesi Billi. I due giovani si trovavano sulle pendici del Mottarone nei pressi di Someraro quando incrociarono gli avamposti di una grossa colonna germanica che, forte del numero e del superiore armamento pesante, cercava di farsi largo in direzione di Arona e del basso Verbano alla ricerca di una via di scampo. La guerra ormai perduta e la disperazione della ritirata avevano reso quell’esercito, che pochi anni prima voleva dominare il mondo in nome di un folle primato razziale, ancora più feroce. Mario e Pierino ne furono vittime.

Pierino Piemontesi era nato a Montrigiasco il 22 novembre 1924. La famiglia si era quindi trasferita a Borgomanero dove il padre Bartolomeo morì quando il figlio aveva cinque anni. Pierino fu cresciuto dalla madre, sofferente di cuore, e dalla sorella Lina presso la quale in via Felice Piana tutti si raccolsero. Appena in grado di contribuire al sostentamento della famiglia andò a lavorare alla Cigardi, un’altra delle fabbriche meccaniche che diedero un forte contributo alla lotta resistenziale. Fu chiamato alle armi qualche mese prima dell’armistizio e, ritornato a Borgomanero, fece parte della primissima leva partigiana aggregandosi con Bartolomeo Creola alla banda che si era raccolta attorno al Capitano Beltrami. Colpito da un congelamento ai piedi che gli impediva di muoversi fu costretto a ritornare a casa per curarsi. Nel frattempo l’amico Bartolo cadeva nella battaglia di Megolo. Una volta guarito, essendosi dispersa la sua precedente formazione, Pierino, ripresa la via della montagna con Edi Grosso Moretto, si aggregò alla Veloce «Nardino Bariselli» appartenente alla 10a brigata «Rocco» che operava sulla sponda piemontese del lago Maggiore dove raggiunse il grado di caposquadra. Le ritorsioni fasciste contro la famiglia raggiunsero il culmine qualche giorno dopo San Bartolomeo del 1944, quando la sorella e il cognato furono presi in ostaggio, incarcerati, ripetutamente picchiati e da allora costretti a una vita di terrore e di continue fughe per evitare ulteriori rappresaglie. Il giorno della Liberazione, Billi aveva ricevuto dal comando l’ordine di contrastare con altre squadre l’ultimo rastrellamento tedesco. Al mattino, da poco trascorse le ore 8, fu raggiunto col giovanissimo Preda Topolino dai colpi dei tedeschi nelle vicinanze della strada che da Campino conduce alla parrocchiale di Someraro in comune di Stresa. La sorella Lina lo attendeva nella piazza di Borgomanero gremita e gioiosa. Raccontava: «Tutta felice di rivedere mio fratello, finalmente, dopo diciotto mesi di partigiano, e facevo questa festa. Ma tutti venivano a casa una scappata e lui non si vide mai». Dopo tre giorni seppe della morte. Le solenni onoranze si tennero il 3 maggio insieme a quelle di Battista Zapelloni e dei martiri Mora e Gibin. In occasione del 70° della Liberazione a Piemontesi e Preda è stata intitolata una via di Stresa.