TANTO BACCANO PER UN «CONDONO DIDATTICO»


Mi sono sempre chiesto in quale luogo dell’aldilà Dante avrebbe collocato la nutrita schiera degli ignoranti naturali, «le genti dolorose c’hanno perduto il ben de l’intelletto», che pesano come una cappa di piombo sui nostri tempi e purtroppo ci governano. Forse tra gli ignavi – «non ragioniam di lor, ma guarda e passa» – o più opportunamente non ne avrebbe parlato affatto. Non ne sarebbe valsa la pena. Comunque, il nome del massimo Poeta è stato di nuovo trascinato nella fanghiglia delle basse polemiche scatenate dalla decisione di un insegnante trevigiano di esentare due studenti, figli di immigrati di religione maomettana, dallo studio di Dante. Si è trattato di una sorta di “condono didattico”, ma, si sa, in questo paese, da Nicolazzi a Salvini, i condoni possono essere solo edilizi oppure fiscali.

Nella polemica, si sono cozzate due forme di ignoranza: da una parte l’integralismo di chi giudica Dante islamofobico, dall’altra la levata di scudi delle destre che tengono sequestrato il Poeta come loro impossibile precursore. Nel grande vuoto culturale e ideale di queste destre, si usa impiastricciare tutto dal medioevo a Tolkien, dal cagnone volante di Ende all’erotomania di D’Annunzio, da Pound a Gentile. Come ogni pasticcio mal riuscito, la polemica si basa prima di tutto su due false equazioni: la perfetta coincidenza tra la cultura araba e l’islam e l’altrettanto completa sovrapposizione tra la cultura medievale espressa da Dante e il cattolicesimo. Quello che la storia ci insegna è invece la natura oscurantista di ogni integralismo che vuole giustificarsi con la religione sia da parte di chi accusa Dante di essere contro l’islam sia da parte di chi, fino a poco più di un secolo, fa imponeva l’Indice dei libri proibiti e, fino a qualche decennio fa, si arrogava il diritto di proibire la visione dei film ritenuti osceni e contrari ai princìpi del cristianesimo.

Dante è semplicemente un uomo che interpreta con la libertà che i grandi si prendono il suo tempo. Nelle sue opere mette all’inferno Maometto, come scismatico, ma anche papi come Bonifacio VIII e imperatori che guidarono le crociate come Federico II, stupor mundi, ma mette tra gli «spiriti magni» i massimi esponenti della filosofia araba Averroé e Avicenna con il “feroce” Saladino che, tra l’altro, era indoeuropeo. Vale anche la pena di sottolineare che Dante è salito al rango di sommo Poeta solo in secoli piuttosto recenti (dopo una lunga anticamera durante la quale a lui erano anteposti gli effluvi amorosi di Petrarca o di qualche altro scrittore oggi dimenticato) durante il Risorgimento, quando uomini di ben altra levatura degli attuali nani e ballerine erano alla ricerca di robuste radici nazionali. Quando Dante visse, l’islam viveva da più di sei secoli e la sua conoscenza non fu affatto marginale nel pensiero del Poeta. In tutto quel tempo, i rapporti e gli scambi tra mondo “cristiano” e mondo “musulmano” furono lunghi, intensi, profondi e continui con reciproco vantaggio e furono prevalenti, immensamente superiori ai momenti di contrasto. Le destre tifose del conflitto di civiltà invece vedono soltanto guerre e odio. Quando, per secoli l’Europa si dibatteva nella miseria, il Mediterraneo musulmano risplendeva. E quando Carlo Magno fu incoronato imperatore cristiano, il califfo Harun al-Raschid gli inviò due elefanti, simbolo di regalità, in segno di amicizia e di rispetto. Almeno uno degli animali riuscì ad arrivare vivo al palazzo imperiale di Aquisgrana dopo aver svernato a Vercelli. Il califfo aveva naturalmente ragioni “geopolitiche” a sostegno di quel gesto, ma era anche un amante della poesia e della cultura, di tutta la cultura. Racconta il grande Ettore Mo – come mancano le sue parole a fronte della pochezza degli attuali corrispondenti di guerra embedded! – che Massud, il Leone del Panshir (che i neofascisti hanno proclamato loro eroe), trascorse sotto il cielo stellato la notte prima di essere massacrato dai talebani parlando col suo braccio destro Khalili anche di Dante e della Divina commedia. Chissà di cosa parlano in una notte stellata gli attuali improvvisati difensori del Poeta, ministri compresi?