TREDICI ORCHI IN CRISI?


Le scorse settimane sono comparsi su alcuni giornali – subito rimpallati in rete – vari commenti sul «sorpasso» di Trecate, divenuto secondo comune della provincia di Novara per numero di abitanti, ai danni di Borgomanero che retrocede di un posto in classifica provinciale. Non entro nel merito delle dinamiche che hanno permesso al centro dell’ovest Ticino questo superamento. Mi chiedo soltanto a quale gara di velocità stiamo mai assistendo, quale sia la coppa in palio e, soprattutto, se una manciata di abitanti in più o in meno possa essere oggetto di una qualche discussione seria in una condizione generale di rapido invecchiamento della popolazione e di rigido inverno demografico che raggela l’Italia più di qualsiasi altro stato europeo.

Sorpasso!

Aumenti e cali di popolazione in sé spiegano poco o nulla se non sono messi in relazione con i cambiamenti sociali ed economici a cui sono legati. Ad ogni modo il sindaco di Borgomanero si è sentito in dovere di intervenire nella querelle come defensor civitatis e, da altre parti, e con differenti intendimenti, si è iniziato a mormorare sottovoce o addirittura a pronunciare distintamente la parolina proibita: «crisi». Di solito, quando qualcuno parla di «crisi», qualcun altro capisce «chiedere soldi alla parte pubblica» – quell’odiatissimo e vituperato stato con il suo corredo di partiti, articolazioni locali, clientele e carrozzoni – per trasferirli alle tasche dei privati, che dovrebbero usarli appunto per «superare» la crisi. Rimaniamo dunque sempre nel campo dei sorpassi.

La città di Borgomanero soffre, è evidente. Una sua parte, come nella muta degli animali, si sta inevitabilmente sfaldando, ma la pelle nuova del XXI secolo, ormai a un quarto dal suo inizio, ancora non si vede. I motivi di questo disagio sono molti. Alcuni vengono da lontano. Chi non ricorda le estenuanti bagarre in consiglio comunale sulla collocazione della zona industriale che alcuni volevano a nord e altri a sud della città? Mentre per decenni i due litiganti perseveravano nella polemica, il terzo, cioè i comuni vicini, hanno goduto. Infatti, importanti impianti industriali, alcuni di dimensione multinazionale, che avevano fame di terra per svilupparsi se ne sono andati appunto a Gattico, a Fontaneto d’Agogna, a Suno e in altre località vicine. Noto a margine che questo ha significato non solo una più rapida deindustrializzazione di Borgomanero, non solo una perdita di know how ma anche una ricaduta negativa sul piano demografico, sull’articolazione sociale e su quello delle entrate e dell’autonomia finanziaria del comune. Così lo sviluppo di Borgomanero, per decenni basato sulla caotica moltiplicazione delle colate di asfalto e di cemento, si è ridotto con le amministrazioni Bossi alla moltiplicazione di sottopassi e dossi come se fossero transitate sotto terra gigantesche talpe. Per non parlare della sentieristica, il nuovo orizzonte. Nello spazio di pochi decenni, la città si è trasformata da centro produttivo in una piazzuola finanziaria. Alcuni contano 15 altri 19 filiali bancarie con ABI e CAB, cioè una banca ogni 1.117 abitanti, i pochi neonati compresi. Lì, così come nello sfruttamento delle rendite, specie finanziarie e immobiliari, se n’è andato il denaro e non certo in progetti innovativi o in investimenti lungimiranti sul territorio o nel tanto celebrato rischio d’impresa. Sono cresciute le povertà, lenite dalle briciole che nella parte ricca o benestante della città non mancano, curate da quella parte di società civile che tenta di restare umana. Si è sviluppata una terziarizzazione selvaggia, il più delle volte ispirata dalla ricerca di una nicchia per sopravvivere o dall’inseguimento delle tendenze effimere del mercato. Aperture e cessazioni, cioè fallimenti, si susseguono a ritmo incalzante spesso incenerendo senza ottenere il successo sperato i risparmi di intere generazioni. Sui corsi, gli esercizi chiusi sono rughe profonde incise sul volto della città. Nonostante la presenza di scuole, teatri, librerie, biblioteche, gallerie d’arte, scuole di musica e altre strutture non si può certo dire che la cultura viva una stagione felice e ancora più desolante è lo spettacolo offerto dalla politica. Se nel 1994, si recavano alle urne per il rinnovo del consiglio comunale 12.850 cittadini, nell’ultima tornata elettorale del 2022, tale numero è sceso a 9.292: 3.558 in meno senza contare l’aumento della popolazione intervenuto nel frattempo. Ormai le maggioranze comunali, sulle quali non esprimo valutazioni, sono diventate minoranze di fatto e molto si potrebbe aggiungere. Poveri tredici orchi in crisi, rimasti fermi al palo, senza fieno, senza idee e senza verve.