VITTORINO GODIO


Gravemente ferito in combattimento tra la Baraggia di Gozzano e cascina Beatrice l’11 novembre 1944, il giovane partigiano Vittorino Godio fu seviziato e trascinato morente sulla piazza principale del vicino centro di Gozzano dove morì dissanguato. Il corpo, secondo la barbara “legge” fascista, rimase esposto per accrescere il terrore della popolazione e indebolirne i legami con la Resistenza.

Prima della dittatura, la famiglia si era trasferita a Reggio Emilia dove il padre Vittorio, originario della Piovale, aveva trovato occupazione come portinaio in una fabbrica. Perseguitato dai fascisti, era rientrato a Borgomanero. Qui il 23 maggio 1926 era nato Vittorino che, raggiunta l’età lavorativa, era stato assunto come meccanico presso la piccola officina di Domenico Piemontesi. Nel frattempo il fratello maggiore Igino aveva iniziato a collaborare attivamente con la rete resistenziale. Il 24 agosto 1944, fasta patronale di Borgomanero, i nazifascisti avevano minacciato di mettere a ferro e fuoco la città. Allora Igino aveva accompagnato Rino a Marzalesco dove il giovane era entrato a far parte del gruppo comandato dal Briga appartenente alla brigata garibaldina «Osella» (da cui si staccò per gemmazione la «Pizio Greta»). L’11 novembre, una piccola squadra di questa formazione, appostata sulla rotabile tra Borgomanero e Gozzano, era stata circondata e attaccata da un numeroso contingente repubblichino condotto sul posto da una spiata. La superiorità del volume di fuoco del nemico costrinse i partigiani a ritirarsi. Il Ciclista – questo infatti era il nome di battaglia adottato da Vittorino – fu colpito mentre stava proteggendo lo sganciamento dei compagni impegnati a trarre in salvo un ferito.

Quando i fascisti permisero ai famigliari di ricomporre il corpo, a Rino erano stati rubati gli scarponi e un bel giubbotto. Igino lo riconobbe in seguito, dalla posizione del foro di proiettile, indossato da un paracadutista del contingente di Borgomanero. I funerali si tennero con un’imponente partecipazione della cittadinanza. Le camicie nere, indispettite da questo evidente gesto di condanna, comparvero con in mano un topo in segno di dileggio nei confronti del giovane caduto. Il sacrificio di Vittorino è ricordato da due lapidi, una sul luogo del ferimento e un’altra sul luogo di morte in piazza Matteotti a Gozzano, e nel sacrario dei caduti del cimitero di Borgomanero.