Nel giorno dei Santi, al cimitero della Sorga di Borgomanero, viene fucilato da un plotone di SS italiane Vittorio Sacco. Sulla sorte del giovane si hanno scarne notizie e poco di lui è rimasto nella memoria di quegli anni bui.
Secondo Lomaglio sarebbe stato un disertore catturato dai suoi ex commilitoni e passato per le armi in un luogo e in un giorno evidentemente non scelti a caso, con lo scopo di mostrare la durezza con cui i fascisti punivano i fuggiaschi e di dare alla popolazione una prova di inflessibilità e di onnipotenza. Vittorio Sacco veniva da Napoli dove era nato nel 1916. Non si conosce altro della sua giovane esistenza, nemmeno i motivi della sua diserzione. Pochi giorni dopo, la sera del 5 novembre, nel cortile del collegio De Filippi di Arona era fucilato per ordine del comandante del locale presidio della X Mas un altro disertore: l’operaio ventunenne milanese Antonio Giuffrida. Si può pensare che da una parte la ferocia con cui i nazifascisti conducevano la loro guerra contro i civili inermi e i partigiani e dall’altra parte la percezione dell’ormai imminente disfatta dell’Asse abbiano mosso più di una coscienza ad abbandonare le file degli invasori e dei collaborazionisti. Certamente le diserzioni iniziarono con la guerra, crebbero con l’aggressione alla Francia, durante le disastrose campagne di Russia e dei Balcani, aumentarono a dismisura dopo l’8 settembre e i bandi di chiamata alle armi della RSI e divennero una vera e propria emorragia nell’ultima fase del conflitto, quando molti giovani reclutati con l’inganno dalla RSI passarono alle formazioni partigiane. Altri si nascosero in attesa della fine della guerra. I disertori dell’esercito italiano invece continuarono a essere ricercati dalla magistratura militare anche dopo il 1945, processati, imprigionati e, in alcuni casi, rinchiusi in manicomio.

In questa tavola, Gino Boccasile (1901-1952) rappresentata la fucilazione di un «traditore», una categoria molto ampia che per i fascisti repubblichini poteva comprendere antifascisti, partigiani, civili, sabotatori e anche i disertori. Boccasile fu al servizio come grafico propagandista prima del ministero della Guerra del Regno d’Italia, poi della RSI (durante la quale fece parte delle SS italiane) quindi, nel dopoguerra quando ritornò alla professione di pubblicitario, del MSI. La sua grafica politica si caratterizza per la violenta durezza, l’enfasi retorica e per le iperboli. Nella fucilazione del «traditore», è evidente il debito nei confronti de Los fusilamientos di Francisco Goya di cui maldestramente l’illustratore imita i feroci invasori francesi senza volto, né identità, una disumana macchina di morte avvolta dall’oscurità della vergogna e dell’irrazionalità nell’atto di compiere un crimine di guerra. Esattamente come il plotone di esecuzione di Boccasile.

