Domenica 27 settembre è stata intitolata alla Costituzione la piazza di Cureggio. Al tempo stesso sono stati ricordati, dedicando loro appositi spazi urbani, sottolineando il legame inscindibile tra la lotta di Liberazione e la Carta costituzionale, i caduti partigiani Natale De Giorgis, Primo Antonio Langhi e Ubaldo Tacchelli. Con la precedente intitolazione di una via ad Angelo Nicolini, trucidato a Salussola, si è così completato il famedio della libertà del comune. Ecco l’intervento dell’ANPI alla cerimonia.

«La piazza è il centro di gravità delle nostre città. Ha origine dall’αγορά dell’antica Grecia, terra dove s’incontrano amalgamandosi occidente e oriente.
Durante il medioevo la nostra piazza perde la sua unità. Nascono tre spazi, spesso accostati o vicini: uno, il sagrato, riservato al culto; un altro, con l’edificio comunale, cuore della vita pubblica; il terzo destinato al mercato e alle attività economiche. Ognuno di questi spazi specializzati rimanda all’intima unità della popolazione di un paese o di una città. È un punto d’incontro e di condivisione. È un bene comune.
La piazza che oggi intitoliamo alla nostra bella Carta costituzionale è stata veramente, durante il secolo scorso fino a oggi, il centro della vicenda civile e politica del paese. Voglio qui ricordare almeno tre momenti che ne hanno segnato la storia così come l’impianto urbanistico e l’aspetto attuale.
La sera di sabato 14 maggio 1921, una nutrita squadraccia di fascisti, dopo un loro comizio elettorale che si era tenuto senza incidente alcuno, diede l’assalto e incendiò la Casa del popolo che si affacciava sulla piazza. Quell’edificio era stato realizzato con il contributo di gran parte degli abitanti di Cureggio, con il sacrificio della povera gente e ne rappresentava il desiderio di riscatto e di maggiore giustizia sociale. Le vampate e i tizzoni che rimanevano segnarono la fine di quel sogno e il principio di una feroce dittatura.
Domenica 7 settembre 1924, fu inaugurato il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, opera dello scultore Eduardo Tandardini. Erano trascorsi venti giorni dal ritrovamento dei poveri resti del deputato e segretario del Partito socialista unitario Giacomo Matteotti, assassinato dai fascisti il precedente 10 giugno. I cureggesi si raccoglievano a ricordare i loro 56 morti in guerra – 43 incisi sulla targa del monumento, mentre i nomi degli altri 13 furono ricostruiti dalla diligente ricerca di Alberto Gemelli. Al censimento precedente il conflitto, Cureggio contava 2.117 abitanti: 56 morti, tutti giovani, la meglio gioventù del paese, in gran parte contadini, fu un tributo di sangue enorme.
Nel pomeriggio del 25 aprile 1945, giorno della resa dei presidi nazifascisti dei paesi vicini, la popolazione si raccolse in piazza. Un’altra guerra non meno devastante della prima perché aveva prima di tutto colpito i civili inermi, era veramente finita. Un corteo si mosse per raggiungere Borgomanero e celebrare la grande festa di aprile.
Gli avvenimenti che ho brevemente rievocato sono tra di loro fortemente connessi. Sono altrettanti momenti di un percorso storico che confluisce nella Resistenza e culmina con le elezioni del 2 giugno 1946 e i lavori dell’Assemblea costituente, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario, e l’entrata in vigore della Costituzione antifascista il 1 gennaio 1948.
Nella lotta di Liberazione, i partigiani trovarono fondamentali sostegni nella maggior parte della popolazione di Cureggio e negli operai della fabbrica torinese di meccanica di precisione Elli Zerboni, che, per sfuggire ai bombardamenti, aveva decentrato alcune centinaia di lavoratori tra Cureggio e Varallo Sesia. Insieme alla Costituzione, l’amministrazione comunale ha voluto ricordare, con la dedica di appositi spazi, tre partigiani uccisi in combattimento.
Natale De Giorgis, nato a Cureggio il 28 febbraio 1920, nome di battaglia Tale, entrò a far parte della 124a brigata garibaldina «Gaudenzio Pizio Greta» attorno al dicembre 1944, durante il terribile inverno di quell’anno. Militare di leva, la sua scelta antifascista era maturata già in Francia, dove divenne «maquisard» nel dipartimento del Gard. Catturato dai tedeschi, fu strappato, insieme ad altri italiani resistenti, dal popolo di Nîmes dalle grinfie dell’invasore e fu aiutato a raggiungere l’Italia. Fu una bella testimonianza di internazionalismo sia da parte dei nostri maquisard sia da parte dei francesi, che potevano ben lamentare il tradimento italiano della dichiarazione di guerra del 1940. Fu un cristallino esempio di solidarietà internazionale ancora più significativo perché avvenuto proprio in quel dipartimento in cui, nel 1893, si consumò il terribile massacro xenofobo a danno dei lavoratori italiani di Aigues Mortes. Natale De Giorgis cadde a Fontaneto d’Agogna il 5 aprile 1945. Gravemente ferito mentre copriva la ritirata del suo reparto, fu raggiunto dai tedeschi e finito a colpi di pugnale. A lui è stata conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare.
Primo Antonio Langhi era nato a Cureggio il 1 ottobre 1923. Operaio meccanico, aveva raggiunto i partigiani della 82a brigata garibaldina «Giuseppe Osella» nel febbraio 1945 prendendo il nome di battaglia di Pio. Il 3 marzo, un numero consistente di reclute partigiane disarmate e un piccolo reparto dell’«Osella» che lo guidava incorsero nei valloni della Pozzasca, in comune di Serravalle Sesia, in un agguato nemico. Il grave errore commesso dal comando, la mancanza di armi, l’inesperienza contribuirono ad aggravare la dimensione della tragedia. Primo Langhi fu tra le vittime. Gravemente ferito, morì all’indomani. Fu portato nella chiesa cimiteriale di Santa Maria di Naula (naulum era un tempo il “nolo”, l’obolo per il traghettatore che faceva la spola tra le due rive della Sesia). La pieve di Naula fu in passato la chiesa degli arimanni longobardi per i quali, esattamente come per i partigiani, l’arma era il segno distintivo della conquista della libertà.
Ubaldo Tacchelli era nato a Borgomanero il 23 ottobre 1925. Operaio, anche lui si era aggregato agli uomini dell’«Osella» attorno al gennaio del 1945 assumendo il nome di battaglia di Calisto. La comunanza di condizione sociale, di cittadinanza e di brigata con Primo Langhi sottolinea come la scelta di salire in montagna fosse diventata, soprattutto negli ultimi mesi della guerra, quando gruppi a volte di decine di operai si staccavano dalle fabbriche per arruolarsi, una scelta collettiva. Anche Ubaldo Tacchelli si trovò nell’inferno della Pozzasca. Anche lui fu ferito. Tuttavia il referto del medico Giuseppe Lacroix indica come causa della morte non i colpi di arma da fuoco che lo raggiunsero ma una pugnalata al cuore, prova evidente che il giovane poteva essere soccorso e curato, ma fu invece barbaramente trucidato dai fascisti con l’arma bianca. Anche Tacchelli fu pietosamente custodito nella chiesa di Naula.
Ritengo doveroso, in sede di conclusione, ricordare anche gli altri caduti della guerra di liberazione a Cureggio e di Cureggio. Sono Carmelo Amore di Rosolini (Siracusa), 24 anni, Bergallo 4 novembre 1944; Luigi Ceresoli di Lodi, 17 anni, Bergallo 4 novembre 1944; Salvatore Narcisi di Cammarata (Agrigento), 37 anni, Bergallo 4 novembre 1944; Angelo Nicolini di Cureggio, 19 anni, Salussola 9 marzo 1945; Carluccio Sacchi di Maggiora, 20 anni, Bergallo 4 novembre 1944.
Avevo primo sottolineato il carattere internazionale della Resistenza. In questo triste ma nobile elenco invece c’è tutta l’Italia, dal profondo Sud al Nord. Il senso del sacrificio di questi giovani partigiani è racchiuso in quella carta che chiamiamo Costituzione italiana.
Cureggio, domenica 27 settembre 2026»
